Di recente ho ascoltato il botanico e neurobiologo Stefano Mancuso parlare di intelligenza e comunicazione delle piante (a me è successo in un bel teatro torinese, ma è facile avere un bell’assaggio anche online).
Mi accorgo che, le mie due principali anime professionali, quella di agroecologa e quella di maestra, cominciano timidamente a incontrarsi e via via questi intimi contatti, se me li concedo, si moltiplicano.
Le piante, come noi, vivono naturalmente in comunità, ma, oltre a possedere il primato assoluto di quantità di biomassa vivente sul nostro pianeta (l’82% del carbonio vivente è nelle piante), possiedono una caratteristica che li rende straordinari rispetto a noi animali: una pianta non è un individuo vero e proprio, perché non è un essere indivisibile. Le piante non muoiono se il loro corpo viene diviso, anzi, spesso di moltiplicano, si propagano, diventano più di uno. Questa forma di vita complessa e intelligente, oggetto di tanti anni di studio e lavoro per me, ha tante verità da rivelarmi come maestra.
Nel corso di tutto l’anno scolastico ho molto pensato al ruolo di insegnante di sostegno nel quale mi sono sperimentata per la prima volta in questi mesi. Ho fatto pensieri generali e specifici. Ho accolto racconti altrui, a tratti anche come un mezzo gaudio come ogni condivisione sincera è capace di diventare.
Ho avuto centinaia di migliaia di interazioni con i bambini, con le famiglie, con colleghi e altri professionisti, con l’istituzione.
E sono cambiata moltissimo.
Ogni relazione è trasformativa e quelle educative in questo forse hanno qualche super potere, capaci come sono di plasmare in maniera straordinaria cambiamenti in tutte le persone coinvolte.
Penso a quanto sia profondamente giusto che l’insegnante di sostegno, nel nostro ordinamento, sia considerato insegnante della classe, insegnante di tutti gli alunni, non solo dell’alunno con disabilità; al contempo gli altri insegnanti sono insegnanti di tutti alunni, “compreso” l’alunno con disabilità. Capire profondamente questo sarebbe fare tantissimo.
Penso a come sarebbe bello che ogni classe fosse come un bosco. Nei boschi, le piante si aiutano e crescono insieme, non sono né si considerano o si comportano da individui: ciascuno è collettività. Il bosco è un unico super organismo, con tutti gli alberi connessi tra di loro attraverso le radici, che si scambiano nutrienti, acque e informazioni. Crescere non è fondamentale per il singolo, che non esiste in quanto tale, ma è vitale per la comunità. E le piante non hanno un sistema etico, non lo fanno perché è buono o giusto: lo fanno soltanto perché questa strategia biologicamente ed evolutivamente funziona (come farebbero, altrimenti, ad essere l’82% della biomassa vivente?).
Ai miei alunni, spessissimo in questi mesi ho detto: “Non importa se lo ha capito o lo sa uno di noi, potremo dire veramente di essere arrivati quando lo avrà capito e lo saprà ciascuno”.
Quando mi si voleva seduta accanto ad un singolo bambino, ho tolto la sedia e camminato a lungo, accucciandomi al fianco di chiunque potesse averne necessità. Quando mi si richiedeva di firmare un unico diario tra gli oltre venti della classe, ho risposto sorridendo che non avevo la penna. Quando mi è stato chiesto conto di non aver speso tutte le mie energie per una crescita singola ho detto che per me questo anno è stato come viaggiare su una barca con tante persone, che ho cercato di non perderne di vista nessuna e al contempo di remare e di togliere a secchiate l’acqua che entrava, quando necessario.
Quest’anno a scuola è stato essere parte di un bosco, riconoscerne la ricca biodiversità, in alcuni casi evitare che venisse distrutto dal fuoco o dalle alluvioni, e, infine, lasciarlo silenziosamente, forse cresciuto di qualche germoglio che prima non c’era.
Mi piacerebbe provare a far circolare questi contenuti senza i social, come semi trasportati dal vento o dalle mani di chi li trova interessanti. Se questo post ti è piaciuto, puoi condividerlo con qualcuno a cui potrebbe parlare. E se vuoi ricevere le ‘oltreluci a domicilio’, trovi tutto nel banner laterale. Grazie! Chiara


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