Questo pezzo è stato scritto con Luca Dalmasso e pubblicato sul numero 62 di Internazionale Kids.
Anche se la velocità della Terra intorno al Sole è più o meno costante (quasi 30 chilometri al secondo), il mondo sembra accelerare. Gli spostamenti e la comunicazione sono così rapidi che mal sopportiamo le attese. Non sappiamo aspettare con calma il nostro turno per parlare o pagare, la risposta a un messaggio, l’esito di un esame, che smetta di piovere, che un’emozione negativa passi o un conflitto abbia il tempo di risolversi. Aspettare, però, è inevitabile e ci fa percorrere un ponte sospeso tra presente e futuro, due mondo che il nostro cuore riesce ad abitare contemporaneamente. L’attesa è il tempo del desiderio e dell’immaginazione. L’attesa è un’arte.
Come in tutte le arti, desiderio e talento devono essere accompagnati da disciplina e allenamento: solo così si trasformano in sapienza. Gli artisti questo lo sanno da sempre. Senza le lunghissime attese di chi fotografa non avremmo immagini del leopardo delle nevi o quel frammento indimenticabile che ritrae al tramonto, in fila una dietro l’altra, la basilica di Superga, la piramide del Monviso e una falce di Luna crescente. Il pittore Pellizza da Volpedo impiegò sei anni per realizzare il Quarto stato e Dante circa quattordici per scrivere la Divina commedia. È l’alternanza tra le attese (i silenzi) e i suoni a rendere affascinante il discorso musicale: in un’orchestra ci possono essere musicisti che passano più tempo ad aspettare che a suonare.
Ci sono molti modi per educarsi ad un’attesa artistica e operosa: seminare una ghianda, riprodurre in tutti i dettagli ogni goccia della xilografia di Katsushika Hokusai intitolata La grande onda di Kanagawa, realizzare una coperta di lana, spedire una lettera e restare in gioiosa attesa di una risposta, dedicarsi ad una impresa alpinistica e sperimentare quanto la grande fatica dell’attesa, anche fisica, possa essere ricompensata da un’altrettanto profonda esperienza di bellezza.

Mi piacerebbe provare a far circolare questi contenuti senza i social, come semi trasportati dal vento o dalle mani di chi li trova interessanti. Se questo post ti è piaciuto, puoi condividerlo con qualcuno a cui potrebbe parlare. E se vuoi ricevere le ‘oltreluci a domicilio’, trovi tutto nel banner laterale. Grazie! Chiara


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