Stamattina ho avuto l’onore di accompagnare una delle mie due classi di quest’anno in giro per la nostra città in un percorso guidato da due volontarie dell’ANPI per omaggiare alcune storie di Resistenza locale e nazionale. Lз alunnз, sotto la guida della mia collega Federica, hanno scritto quattro lettere personali e le hanno lette ad alta voce, ricercando una sorta di minuscola solennità dentro ad un tempo per loro apparentemente lontanissimo da quei fatti. La lettera ai 68 Martiri è stata letta proprio nell’atrio della scuola, dove c’è una targa ai caduti che hanno frequentato le elementari lì; quella a Renzo Cattaneo, davanti alla sua casa nel centro storico della città. E poi siamo entrati nelle due scuole del territorio intitolate ad Antonio Gramsci e ad Elvira Berrini Pajetta. La Resistenza è un tratto di storia che indubitabilmente mi appassiona, mi interessa profondamente, mi commuove. La mia non è una famiglia che ha particolari radici antifasciste, eppure io come persona mi riconosco pienamente in questa definizione (“maestra antifascista” sulla mia tessera ANPI mi inorgoglisce molto). Credo questo derivi proprio dalla mia educazione durante gli anni delle mie elementari, dall’amore che la mia città ha sempre tributato ai suoi martiri e operai di libertà (oltre che dalla sconfinata letteratura a riguardo: non sarò mai abbastanza grata a Fenoglio, a Calvino, a Pavese); per cui, ascoltare che una manciata di dieci-undicennз scrivano di loro pugno ad un nemmeno diciassettenne di ottant’anni fa che Finita questa lettera, penseremo e ripenseremo a te, sì, mi commuove. E credo sia proprio questo esercizio di vicinanza umana ed emotiva a consentire, ancora oggi, a tanti anni di distanza, con i testimoni diretti tutti morti, a tenere in vita la memoria di quei fatti, a non far spegnere il senso di gratitudine per la libertà di cui godiamo, a rinnovare la responsabilità di difenderla. Sono una di quelle persone che crede che il 25 Aprile sia una Festa di tuttз, perché ognunə possa dire scelgo anziché obbedisco. Le nostre due accompagnatrici di stamattina, Laura e Tiziana, sono figlie e nipoti di partigiani ed è forse nel loro passo indomito per le strade della città, nelle loro fiere richieste di dare il giusto spazio dentro alle scuole alle foto e informazioni delle straordinarie persone di cui portano il nome, che anche lз alunnз di oggi hanno potuto cogliere l’altezza umana di quella sofferta impresa di libertà.
È forse una strana coincidenza quella che oggi pomeriggio mi ha portata, invece, a godere della lettura di un albo da parte di un nonno della mia altra classe in una delle tante iniziative della nostra Settimana della Lettura. L’albo lo aveva scelto la mia collega Patrizia e parlava di barattoli nei quali catturare l’impossibile da trattenere: la luce rossa di un tramonto, un arcobaleno, le ombre, una piccola felicità, l’amicizia. Quando la mia collega ha chiesto ad ognunə di noi di immaginare qualcosa da mettere nel nostro, di barattolo, il nonno lettore ha detto una cosa così bella che ho dovuto ricacciare indietro le lacrime e nemmeno ci sono riuscita. Sorridendo ha detto che vorrebbe tanto aver potuto intrappolare il profumo dell’arrosto di sua mamma e così, mi è stato molto facile pensare (ma difficilissimo da dire senza lacrime) quel che avrei voluto poter trattenere io: il profumo della casa delle mie nonne e le loro voci.
Tengo insieme questo giorno speciale – pensato e messo a punto da colleghe che non sono io- con alcune sollecitazioni che la scuola e, quindi io, come maestra, ricevo dall’istituzione presso cui presto servizio, attraverso le esternazioni del ministro che lo amministra attualmente, le relative riforme valutative e proposte di modifica delle indicazioni relative ai contenuti curricolari.
Non faccio mistero della mia distanza profonda, sostanziale, siderale dall’idea di scuola, di persona e di società che sono proprie dell’attuale amministrazione politica nazionale.
L’uomo politico che è attualmente in capo al dicastero della pubblica istruzione parla di “pedagogia dello spontaneismo espressivo”, da superare attraverso il recupero della grammatica, del corsivo e dello studio mnemonico.
Di recente mi è capitato di spiegare un mio percorso vissuto a scuola ad una persona che intravedeva un intento di intrattenimento e non di educazione in una proposta che utilizza il linguaggio poetico come via di riconoscimento ed espressione delle emozioni proprie ed altrui. Non so, forse mi sbaglio, ma credo che educare alle emozioni (o, anche, attraverso le emozioni, come nelle straordinarie esperienze che ho vissuto oggi) non significa rinunciare alle competenze di base. Al contrario: significa offrire ai bambini strumenti in più per comprendere se stessi e il mondo che li circonda. E questa è una competenza fondamentale per vivere una vita piena e consapevole, in armonia (secondo le parole del ministro) tutte le volte che ci è possibile, ma anche in ponderata disobbedienza quando è necessario.
Ecco, non so con esattezza cosa il ministro intenda per “pedagogia dello spontaneismo espressivo”. Forse si immagina una scuola in cui i bambini parlano a ruota libera, scrivono come capita, senza regole né struttura, dentro un grande frullatore di emozioni e parole scomposte, un luogo che sarebbe difficile da abitare anche per me. Ma se, invece, “spontaneismo espressivo” significa dare valore alle intuizioni profonde, alle domande vere, alle immagini potenti che i bambini sanno offrire quando si sentono ascoltati e accolti, allora sì, mi riconosco. Sono maestra antifascista, amante della grammatica, che scrive in corsivo e spontaneista espressiva. Perché nessuna regola ha senso se non nasce dal bisogno di comunicare, di capire, di essere capiti. Perché la lingua, tutta intera – dal congiuntivo alla metafora – serve a tenere insieme il cuore e il mondo.
Mi piacerebbe provare a far circolare questi contenuti senza i social, come semi trasportati dal vento o dalle mani di chi li trova interessanti. Se questo post ti è piaciuto, puoi condividerlo con qualcuno a cui potrebbe parlare. E se vuoi ricevere le ‘oltreluci a domicilio’, trovi tutto nel banner laterale. Grazie! Chiara


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