Racconto qui due esperienze molto diverse, entrambe nate attorno alla stessa poesia di Jacques Prévert, Per te, amore mio.
La prima si è svolta in una seconda primaria. Cercavo un testo che permettesse di lavorare in modo spontaneo su un aspetto linguistico – l’uso dell’H nei verbi al passato prossimo – e che, allo stesso tempo, potesse aprire, senza forzature, uno spazio per parlare di libertà nelle relazioni. Per te, amore mio di Jacques Prévert conteneva entrambe le possibilità: la ripetizione cadenzata di azioni già compiute e una delicatezza di fondo che lascia respirare i pensieri.
Per te amore mio
Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato uccelli
Per te
amor mio
Sono andato al mercato dei fiori
E ho comprato fiori
Per te amor mio
Sono andato al mercato di ferraglia
E ho comprato catene
Pesanti catene
Per te
amor mio
E poi sono andato al mercato degli schiavi
E t’ho cercata
Ma non ti ho trovata
amore mio.
Abbiamo iniziato semplicemente leggendo, più volte, lasciando che il ritmo e le immagini facessero il loro lavoro. Nessuna spiegazione grammaticale preventiva: l’attenzione era sull’ascolto e sulla cadenza. Solo in un secondo momento abbiamo osservato i verbi: ho fatto, l’ho messa, e così via. Lɜ bambinɜ li hanno riconosciuti e nominati senza bisogno di etichette teoriche, perché la ripetizione li aveva già resi familiari.
Poi, a partire da quella struttura, hanno scritto nuove strofe, cercando di restare fedeli al tono e alla forma dell’autore. Versi come:
Ho preso un raggio di sole per te
e l’ho messo sul letto, di notte
per scaldare il tuo cuscino.
Infine, abbiamo letto insieme tutte le strofe create, una dopo l’altra, scoprendo che le voci si erano fuse: un unico testo, con radici comuni e rami diversi.
La stessa poesia è tornata, tempo dopo, in un contesto completamente diverso: un laboratorio per adulti dedicato alle diete e alle spese sostenibili. In apertura, tra persone che non si conoscevano, abbiamo giocato a progettare un menù per tre commensali immaginari – un amico ambientalista, un amico salutista, un amico attivista per i diritti umani – decidendo cosa comprare, dove acquistarlo e come prepararlo.
Alla fine, la poesia di Prévert era appesa alla parete. Dopo averla letta liberamente, è diventata il punto di partenza per un nuovo testo scritto a più mani: Per te, terra mia.
Uno dei versi, ad esempio, diceva:
Sono andata al mercato e ho comprato le uova da galline all’aperto,
per te, Terra mia.
Due esperienze lontane per età e contesto, ma unite dalla stessa trama: una poesia che apre spazi, l’appropriarsi della lingua attraverso l’ascolto poetico.
La poesia agisce come strumento di interiorizzazione: la musicalità, le pause e la ripetizione permettono di fissare strutture linguistiche e di associarle a emozioni, rendendo la lingua una materia viva e personale. In entrambi i contesti (bambini e adulti) il testo poetico diventa catalizzatore di un’elaborazione personale, che si traduce in scrittura creativa.
La stessa poesia, con due gruppi molto diversi, ha generato esperienze e apprendimenti differenti: a scuola, competenze linguistiche e creative; nel laboratorio con adulti, riflessioni e immaginazione legate alla sostenibilità e alla relazione con la Terra. Questo conferma il valore educativo della poesia come “contenitore aperto”, capace di ospitare finalità e percorsi molteplici senza perdere la sua forza originaria.
Infine, queste sono due tra le possibili e infinite esperienze che esplorano la creazione collettiva: il momento in cui le strofe si fondono in un’unica voce è di fatto un’esperienza di comunità, dove la lingua appare in tutta la sua forza come bene e territorio condiviso.
Mi piacerebbe provare a far circolare questi contenuti senza i social, come semi trasportati dal vento o dalle mani di chi li trova interessanti. Se questo post ti è piaciuto, puoi condividerlo con qualcuno a cui potrebbe parlare. E se vuoi ricevere le ‘oltreluci a domicilio’, trovi tutto nel banner laterale. Grazie! Chiara


Lascia un commento