vie educative per cuori vivi e menti accese

La biochimica nella buccia di banana

Oggi in classe, come sempre quando mi avventuro in uno dei miei fuochi più accesi, la scienza, cercavo un equilibrio precarissimo tra l’energia creativa e quell’ordine necessario alla formalizzazione della conoscenza. Stavamo setacciando il “perché”: ormai i miei bambini di prima hanno padronanza nel riconoscere i viventi, ma cercavamo di capire come e da cosa siano in grado di farlo.

Dopo una lunga fase nata dall’intuizione di un bambino che per primo ha detto che i viventi «fanno cose» che i non viventi non sanno fare, ci siamo spinti a cercare la radice: perché noi viventi sappiamo fare quelle cose lì (nascere, morire, respirare e compagnia bella)? La settimana scorsa un altro bambino, irrequieto e brillante come il mare in burrasca, aveva detto: «I non viventi sono fatti di metallo e plastica, noi no».

Oggi, all’improvviso, un terzo bambino se ne esce con una frase delle sue. È uno di quei bambini che vedi procedere col passo appesantito di chi cammina controvento, uno che sembra sempre lì lì per mollare la presa e lasciarsi scivolare nel sonno della distrazione perché la fatica di stare al ritmo del gruppo, per lui, è troppa. Proprio lui, che pareva totalmente scollegato, esclama: «Maestra, noi siamo fatti di buccia di banana!».

In un’altra giornata, o con un altro spirito, sarebbe stato facile liquidarla come una sciocchezza dettata da un brusco risveglio. Per una frazione di secondo l’ho guardato e ho pensato: “Ecco, l’ho perso. Non è minimamente collegato a quello che stiamo facendo”. Ma è qui che è spuntato il mio passo leggero: ho deciso di rischiare.

Ho fatto una virata improvvisa del pensiero e ho detto: «Fermi tutti. Dopo tutto siamo scienziati e tutti gli scienziati fanno ipotesi rischiose. Dicci cosa vuol dire per te che noi siamo fatti di buccia di banana».

“O la va o la spacca” — diceva la me supponente tra sé e sé — “al massimo si renderà conto della sciocchezza che ha pronunciato”.

Invece lui mi ha risposto, calmo: «Noi siamo fatti della stessa cosa della buccia di banana».

In un istante ci ha consegnato una verità che accomuna tutti i viventi: l’identità della materia organica. Quella base comune che poi si articola in complessità specifiche per ogni regno o specie, ma che resta, alla radice, la stessa. Un’intuizione geniale che ci ha proiettati ben al di là di dove io stessa avrei immaginato di portarli oggi.

E così, paradossalmente, quella buccia di banana non ci ha fatti scivolare fuori strada. Non ci ha fatto perdere l’equilibrio, né deviare dal percorso. Al contrario, ci ha tenuti ben piantati lì dove conta: sulla sostanza delle cose. Su ciò che accomuna tutti i viventi, prima ancora delle definizioni, delle categorie, dei nomi giusti.

Una buccia di banana come punto d’appoggio.

Si resta in equilibrio su cose che sembrano fragili, bambini non ancora messi a fuoco nella loro interezza o rifiuti scivolosi che siano, finché ci si accorge che proprio loro sono capaci di reggere tutti quanti e trasportarci un passo più in là.

Non male, per una giornata di scienza.

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sono Chiara

lavoro come maestra nella scuola primaria

benvenutə tra le oltreluci, luogo di pensieri e racconti di scuola

le oltreluci accendono l’immaginazione e l’amore per la scoperta, aprono spazi sconfinati di pensiero poetico e critico, intrecciano le arti ad ogni sapere, che si fa così creazione e trasformazione

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