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Pizze e mappe del tesoro: attraversare il tempo delle pagelle

A dicembre, approfittando della presenza contemporanea di noi tre insegnanti — un evento rarissimo, quasi un allineamento di pianeti — abbiamo deciso di chiederglielo.

Abbiamo aperto una pagina bianca sulla LIM e abbiamo lanciato la domanda: “Avete mai sentito questa parola? Cosa ne sapete?”.
Inizialmente il vuoto. Poi, lentamente, le prime associazioni: sono numeri, sono voti. Qualcuno cita la TV: “È come a Quattro Ristoranti, dove danno un voto al cibo”. Da lì la discussione accelera e diventa quasi agonistica: la valutazione è una gara, chi vince prende 10, chi “pasticcia” prende zero.
Noi maestre annotavamo tutto. La parola “Parole”, quella dove speravamo di arrivare noi, non era pervenuta. Per loro valutare era misurare una performance, con il rischio dell’errore che annulla il valore.
Siamo ripartite da lì: non solo Borghese valuta il cibo che mangia. Noi, come scegliamo dove andare a mangiare la pizza? È stato un gioioso caos di gusti personali. Ognuno era certo della propria intuizione “assoluta”: è buona perché è sottile! No, è buona perché è spessa! Bianca! Rossa! Bruciacchiata! Vedersi ridimensionati dai gusti opposti dell’altro è stato un esercizio di democrazia immediato. Ne siamo venuti a capo con un’unica conclusione condivisa: una pizza è buona se gli ingredienti sono buoni.

A quel punto la domanda cruciale: “Chi valuta?”.
Al primo colpo: “Alessandro Borghese valuta i ristoranti”. Poi: “Chi ti insegna”. Alla nostra domanda: “E voi? Voi valutate?”, il coro è stato un sonoro: “Noooo”.”E allora come fate a decidere se una pizza è buona o in quale pizzeria andare?”.
Il clic è avvenuto lì. Sulla schermata “Chi valuta” è apparso finalmente il soggetto “Io”. I bambini hanno iniziato a declinare la valutazione come consapevolezza di sé e del mondo: valuto quello che mangio, valuto il mio cervello, le mie gambe, valuto mio fratello se fa il bravo.

Abbiamo poi messo alla prova questa capacità di analisi con oggetti e azioni concrete. Ci siamo appoggiati alla realtà: Maestra P. ha raccontato i criteri con cui ha scelto le sue scarpe nuove (comode, calde, prezzo conveniente), mentre proprio in quei giorni sia L. che M. avevano comprato un temperino nuovo. Insieme abbiamo cercato di capire come definire un “buon temperino”: bello, resistente, ma soprattutto non ingombrante per il portapenne.

Con la ginnastica artistica abbiamo fatto ancora un passo in più. Abbiamo chiesto a S. chi l’aiutasse a capire se la spaccata le venisse bene: la sua maestra di danza. E perché lo fa? Per farla migliorare, riuscire. Dopo aver smontato i miei tentativi buffi di farla “in piedi” solo perché avevo le gambe dritte, siamo arrivati a trovare i “descrittori” della spaccata di S.: gambe dritte, a terra, aperte, una linea unica non spezzata.

Prima di chiudere, abbiamo spiegato loro che è vero: chi insegna valuta. Ma valuta per ottenere un miglioramento, per capire in che direzione lavorare insieme. E la prima cosa da fare, per valutare bene, è osservare. Ad esempio, una delle cose che si valuta a scuola è il comportamento. Ma come si valuta una classe che sta ascoltando in maniera attiva? Cosa SI VEDE e cosa SI SENTE?
Per tentativi ed errori, abbiamo costruito una tabella a T. Cosa vedo? Bambini con gli occhi rivolti a chi parla, braccia conserte, mani alzate. Cosa sento? Silenzio, una sola voce, interventi pertinenti.
Abbiamo convenuto che chi ascolta davvero è chi sa ripetere ciò che è stato detto, fa domande ed esprime i propri dubbi.

Insomma, ci avviciniamo, volenti o nolenti, a un momento importante per loro: la prima pagella. Per la prima volta nella loro vita avranno davanti a sé un giudizio che, attraverso una parola nuova, ha la pretesa di tagliare la loro sagoma di scolari. Se non ci fosse un obbligo professionale, non lo farei mai e poi mai.
Noi tre insegnanti è dall’inizio dell’anno che diamo loro solo e soltanto riscontri sul loro (e nostro!) percorso di apprendimento. Quando riceveranno le cosiddette pagelle, vogliamo che, nella nudità dei giudizi ministeriali, riescano comunque a intravedere l’autenticità del percorso mai giudicante che ogni giorno costruiamo insieme.

Ora proveremo a proseguire il ragionamento sugli obiettivi, ricordando ad ogni passaggio che ogni (buon) maestro lavora per la migliore riuscita possibile (la spaccata che arriva lentamente a perfezione) e usa la valutazione come strumento di condivisione della sua osservazione sull’oggetto dell’apprendimento, mai sul soggetto che impara.

A essere giudicata come sufficiente o ottima sarà sempre la pizza, mai il pizzaiolo.

La pagella non è una sentenza, come forse potrebbe sembrare ad alcuni, ma è una mappa del tesoro. Ci dice: ecco dove sei arrivato, ecco cosa ti e ci manca per il prossimo tesoro.

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sono Chiara

lavoro come maestra nella scuola primaria

benvenutə tra le oltreluci, luogo di pensieri e racconti di scuola

le oltreluci accendono l’immaginazione e l’amore per la scoperta, aprono spazi sconfinati di pensiero poetico e critico, intrecciano le arti ad ogni sapere, che si fa così creazione e trasformazione

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