Tutto è iniziato da un evento speciale: la (prima, poca, unica) neve in città di questo inverno. Abbiamo cominciato la giornata davanti alla finestra, osservando i fiocchi cadere e ipotizzando liberamente cosa sarebbe successo loro una volta toccata terra e, quando, di lì a poco, sarebbero arrivati i primi raggi di sole. Questo momento misto di meraviglia e attesa fenomenologica è stato perfetto per preparare un buon terreno terreno per l’ascolto autonomo a casa della Storia di un fiocco di neve.
La consegna per il weekend era piuttosto semplice semplice: ascoltare la storia e tradurre in un disegno libero un frammento amato, quello rimasto più impresso. Non c’era una richiesta di comprensione totale, ma di selezione affettiva. Chi non ama, almeno non adesso, esprimersi attraverso il disegno, ha usato le parole scritte.
Una volta a scuola, il lunedì, i disegni sono diventati racconto. Ciascunə ha descritto il proprio frammento ad alta voce, se lo voleva. In una discussione collettiva, abbiamo poi provato a rimettere insieme i pezzi: uno alla volta, abbiamo attaccato i disegni alla parete cercando di ricostruire e rispettare l’ordine cronologico della storia. È stato un esercizio di negoziazione e memoria.
Il giorno dopo, poi, abbiamo provato a riscrivere tutti insieme la storia in una forma più breve (una riscrittura semplificata, molto vicina a quello che tra qualche tempo impareranno chiamarsi riassunto), usando le parole del tempo che passa. Quel testo costruito insieme alla lavagna è diventato, poi, un esercizio di lettura autonomo su un testo già noto.
La narrazione, che già di per sé è pensiero logico, ha preso, poi, un’altra via di rappresentazione, non linguistica ma simbolica. Abbiamo individuato i 7 momenti chiave del viaggio di Fiocco di Neve. Su una grande mappa a reticolo attaccata alla parete li ne abbiamo inserito le icone riprodotte alla meglio su dei post-it: la partenza del fiocco, la vetrino-specchio, l’uccellino, fino ad arrivare all’incontro finale con la pozzanghera. A casa, poi, ciascunə ha inserito questi momenti su un proprio reticolo in totale autonomia, traducendo le posizioni in coordinate inserite in una tabella a doppia entrata (es. A,3; B,5). Unendo i punti nell’ordine temporale della storia, è apparso il tracciato del viaggio.
Quella che era iniziata come un’osservazione silenziosa alla finestra si è trasformata in una narrazione prima emozionale, poi figurativa, poi linguistica e, infine, simbolica. Fiocco di Neve è stato un personaggio da ascoltare, da ritrarre, da raccontare, è stato anche un punto che si muove nello spazio, lasciando dietro di sé una traccia logica e misurabile.
C’è stata fisica, musica, arte e immagine, italiano, storia, geografia e matematica. Siamo stati esploratori di un sapere unico che, solo per ragioni di ordine, ogni tanto scegliamo di suddividere in discipline.
La realtà è un intreccio di fenomeni da osservare e toccare, sguardi diversi, suoni esterni e risonanze interne, parole pensate, dette e scritte, visioni, emozioni, simboli, astrazioni.
In prima primaria è possibile iniziare a strutturare il pensiero attraverso percorsi in cui la libertà individuale viene prima, la negoziazione collettiva dà forma, l’astrazione mette ordine e ogni linguaggio trova spazio.
Hai appena letto “Quando arriva la neve: narrazione, spazio, pensiero”: è una delle vie di Oltreluci, un percorso realizzato in classe a partire da uno dei nodi, la “Storia un Fiocco di Neve”.
Mi piacerebbe provare a far circolare questi contenuti senza i social, come semi trasportati dal vento o dalle mani di chi li trova interessanti. Se questo post ti è piaciuto, puoi condividerlo con qualcuno a cui potrebbe parlare. E se vuoi ricevere le ‘oltreluci a domicilio’, trovi tutto nel banner laterale. Grazie! Chiara


Lascia un commento