Scritta e resa sonora da Luca Dalmasso, supervisione testuale e illustrazione di Chiara Bertora
Ascolta la versione letta e musicata della storia.
Ricordate cos’è capitato alla lettera Acca dopo la sua avventura in tribunale contro il suo nemico Alfabeto? Nella notte fonda, le altre lettere organizzavano per lei delle meravigliose feste segrete, piene di libertà e divertimento, dove ogni lettera poteva danzare con tutte le altre senza regole e creare parole e storie mai sentite prima. Bene, ad un certo punto è successa una cosa, una di quelle cose che non capita solo tra le lettere, ma anche tra i bambini, tra i grandi, tra le creature in generale.
Quando il vento, nella notte, passando tra le finestre della scuola dimenticate aperte o dagli spifferi mai aggiustati, osservava e ascoltava dall’alto le 21 lettere – tutte prese a ridere, cantare, ballare e costruire storie – vedeva danze sfrenate, gruppetti di lettere intente a chiacchierare, sentiva grasse risate e allegri bisbigli, ma, notte dopo notte, si accorse che c’era una lettera che se ne stava sempre da sola, in disparte: era la Q.
Uno non si immagina di quanto sia sensibile il vento ai sentimenti degli altri, ma da quando aveva notato il comportamento della Q, era molto triste per lei. Non sapeva il perché del comportamento della Q, non ricordava di aver visto o sentito raccontare di particolari litigi, nessuna presa in giro da parte di altre lettere arroganti o presuntuose, nessuna parola brutta. E per quello che poteva intuire lui, non era neanche una scelta della lettera Q, che magari volesse rimanere in solitudine per qualche motivo. Il vento conosceva questo genere di cose, per essere stato vicino a ogni sorta di creatura al mondo: sapeva bene che ogni tanto può succedere che le lettere, o le persone, per non parlare dei venti stessi, vogliano prendersi dei momenti tutti per loro e per i loro pensieri, e va bene anche così. Ma questa volta, lo avete capito, il vento proprio non riusciva a capirne il motivo, ma sentiva che la lettera Q non era felice di questa situazione, possiamo dire fosse triste e, soprattutto, lui aveva la sensazione che lei non riuscisse a parlare con nessuno di questa sua emozione. Continuava a starsene sola in disparte, e le altre lettere sembravano non accorgersi di nulla.
La situazione continuò così per diverse notti fino a quando, durante un brutto temporale, qualcuno iniziò a notare qualcosa. La lettera U si accorse che la Q se ne stava sempre seduta su un vecchio tavolino fatto di più e di meno, senza scambiare più di qualche piccolo sorriso di circostanza con le lettere che passavano di lì. Il vento, sollevato di quella nuova attenzione, pensò che forse in fondo non era casuale fosse stata lei, la U, ad accorgersi della solitudine della Q: in passato era capitato anche a lei un periodaccio, per delle prese in giro di certe lettere smilze e gradasse che la chiamavano “vocale inutile e anche un po’ grassa”.
E così, piano piano, con delicatezza, la lettera U, prese uno sgabellino fatto da alcuni punti e virgola incastrati insieme e si avvicinò alla lettera Q. Si sedette alla sua destra. Non disse nulla, ordinò due aranciate e rimase lì insieme a lei. Passarono tre notti così, in silenzio, ma vicine. Poi, finalmente, davanti ad una fetta di crostata ai mirtilli, la lettera Q inizio a parlare; prima fece qualche osservazione sul meteo, parlò di tutto quel vento che soffiava in quelle notti e poi, piano piano prese a parlare di sé: aveva capito che poteva fidarsi della U e le disse quello che sentiva. Cosa disse non si sa, rimase un segreto. Anche il vento, felice, quella notte, cessò e, per rispetto, non ascoltò nemmeno una delle paroline che si dissero quelle due lettere sedute l’una accanto all’altra.
Fu così che, da quella notte di crostata ai mirtilli e chiacchiere, nacquero i Quadri e i Quotidiani, ma anche le Querce e i Quiz, oltre che i famosissimi fratelli gemelli Qui-Quo-Qua e loro cugina Que.
Sta di fatto che da quel giorno, la lettera Q non si separò più dalla U, almeno quando si trattava di scrivere in italiano. Certo, entrambe si aprirono ad altre conoscenze. La U, ancora oggi, sta volentieri accanto a tutte le altre lettere, ma il suo posto del cuore rimane alla destra della Q. Quanto alla Q, prima di uscire, su libri, quaderni e giornali, sulle insegne delle botteghe e sulle etichette dei biscotti , prende la cornetta del suo antico telefono (quelli sì che veramente servivano a telefonare e nient’altro), gira nove volte la rotella per comporre il numero della U, e la invita a starle accanto, ovviamente, alla sua destra.
Alla Q talvolta prendono certi attacchi di sonno, per cui bisogna lasciarla dormire per tutto il tempo che le è necessario. Per non lasciare la gente senza il suono “QU”, allora la “U” chiede aiuto alla “C” e, mentre la Q ronfa, le persone possono continuare ad avere un CUore che batte, i bambini ad andare a SCuola, i CUochi” possono continuare a CUocere”pietanze, gli scrittori ad annotare i loro pensieri sui tacCUini, e così via.
Per un periodo la Q si fido solo della U, non voleva nessun altro vicino. Poi piano piano si avvicinò anche ad altre lettere che si andarono a mettere alla sua sinistra, perché a destra, come ormai sapete bene, la U continuò sempre a tenerla per mano.
Arrivarono così le aQuile, l’eQuatore, i liQuidi e i colloQui.
Più tardi, un giorno di primavera, nacque anche l’acQua del mare, quando fu la C a proporre alla Q (e alla U, ovviamente) di salire su una barca a vela per partire per un lungo, bellissimo viaggio insieme, sperando che il mare non decidesse all’improvviso di agitarsi e, muovendo la piccola barca a vela di qua e di là, mettesse a soqquadro tutta la stiva piena di libri, dolci e fotografie.
Hai appena letto “La U per mano alla Q”: è uno delle nodi di Oltreluci, una storia musicata. Per orientarti nel sito e trovare altri contenuti, puoi cliccare qui.
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