Questo pezzo è stato scritto con Luca Dalmasso e pubblicato sul numero 65 di Internazionale Kids.
L’arte è ricca di creazioni mai concluse: alcune abbandonate e mai dimenticate, altre diventate sublimi anche grazie alla loro incompiutezza. Gli artisti le hanno lasciate a metà per seguire altre ispirazioni o a causa di circostanze al di fuori del loro controllo.
Ma non sempre l’incompiutezza è sinonimo d’imperfezione. Anzi, può rivelare capolavori imprevedibili e nuove prospettive. Un esempio celebre è la Sinfonia numero 8 di Franz Schubert, nota come L’incompiuta: alla morte del compositore austriaco erano completi solo i primi due movimenti. Lo stesso accade al Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart, terminato da un allievo, e alla decima sinfonia di Ludwig van Beethoven, di cui restano solo frammenti e appunti. Anche nel mondo delle arti visive ci sono esempi straordinari. Il David Apollo di Michelangelo deve il suo doppio nome all’incertezza sull’identità dell’uomo raffigurato: l’opera non fu mai completata e l’artista non lasciò indicazioni precise. Gustav Klimt, incaricato di ritrarre Ria Munk, abbandonò il progetto dopo tre tentativi falliti. Antoni Gaudì, invece, dedicò la sua vita alla costruzione della cattedrale della Sagrada famìlia a Barcellona, in Spagna, consapevole che non avrebbe mai visto l’opera conclusa. Perfino in letteratura troviamo esempi illustri: Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio è uno dei tanti romanzi completati da persone diverse dal loro autore. In fondo, le opere incompiute rimangono sempre vive, con tante potenzialità ancora da realizzare, pronte a essere rilette e reinterpretate da chi le osserva o da chi vuole provare a completarle.
Qualunque sia il progetto artistico a cui state lavorando – un disegno, un brano musicale o una storia- rimanete aperti all’idea di non inseguire la perfezione o di cambiare completamente direzione lungo il percorso: un’opera incompiuta può rivelarsi una tappa preziosa nel processo di crescita e sperimentazione.

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