Sono alcune settimane che, un’ora qui e un’ora là, stiamo lavorando a un piccolo progetto: scrivere insieme una filastrocca dei mesi.
L’idea di partenza era semplice: agganciare i nomi dei mesi a qualcosa di concreto, qualcosa che per loro esiste davvero. Non una cantilena da imparare, ma parole che rimandino a esperienze, immagini, cose che succedono nel loro anno.
Per un po’ ci siamo solo chiesti: cosa ci fa venire in mente gennaio? E febbraio? E così via.
Da quelle parole siamo ripartiti per provare a costruire una filastrocca collettiva. Senza formalizzarlo troppo, abbiamo cominciato a giocare con le rime baciate, ad ascoltare come suonano le parole quando si avvicinano tra loro, a sentire il ritmo dei versi. Molto orecchio, più che regole.
Discutiamo insieme, poi scriviamo il verso alla LIM. Quando ci sono più possibilità, le confrontiamo, a volte votiamo per alzata di mano. Quando il verso sembra convincere tutti, allora lo trascriviamo sul quaderno.
Oggi, a un certo punto, mentre stavamo scegliendo tra “si apre” o “comincia” l’estate (ndr, ha vinto la concretezza del “comincia”, per il linguaggio metaforico aspettiamo ancora un po’; è anche un mio esercizio di sostenere senza prendere il sopravvento, cosa per me non facilissimissima, ecco), qualcuno ha cominciato a chiedere con una certa insistenza, matita già pronta: «Ma quindi… quando scriviamo?»
Mi ha fatto sorridere. E poi pensare.
Chissà quanti messaggi impliciti passano senza che me ne accorga.
In un lavoro così, copiare dalla lavagna è quasi l’ultima cosa. E invece, da qualche parte, devo aver fatto pensare che va bene concentrarsi su un buon prodotto, anche senza partecipare troppo al processo.
E invece un foglio ordinato arriva alla fine, sempre che arrivi. Ma prima c’è stato tutto il resto, il lavoro vero: pensare, provare, ascoltare i suoni delle parole e il ritmo delle frasi, discutere, cambiare idea, finchè troviamo una forma magari non perfetta ma che ci tiene insieme tutti.
Hai appena letto “La matita già pronta”: è uno dei venti di Oltreluci, una riflessione di scuola.
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