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La collana di lettere straniere

La collana di lettere straniere

scritta da Chiara Bertora, resa sonora da Luca Dalmasso, supervisione testuale di Luca Dalmasso, illustrazione di Chiara Bertora

Ascolta la versione letta e musicata della storia.

Qualche anno fa hanno parlato al telegiornale della strana storia di un maestro che detestava le lettere straniere. Non è che le odiasse così, per caso, sia chiaro: quando avrete saputo il perché di questa antipatia, io penso che gli darete ragione. Quel maestro, che di nome faceva Nelson, quando sentiva, o leggeva o anche solo posava gli occhi inavvertitamente su una di quelle cinque letterine che fanno salire il numero da 21 a 26, ecco che cominciavano a succedergli cose stranissime.

Per prima cosa vi dico che se incontrava in qualche modo la K cominciava a sputacchiare lumachine bianche. Il problema è che, poi, queste lumachine erano lentissime a camminare e lui doveva stare ore e ore lì ad aspettare che finissero di uscire, prima di poter andare a liberarle nei giardini pubblici, dove, una volta, un vigile gli fece pure una multa salatissima, perché quelle creaturine mangiavano tutta l’erba delle aiuole.

Quando incrociava lo sguardo di una Y – incredibile!- il maestro Nelson cominciava a camminare con le gambe all’insù. Ma non è tutto: camminando così, gli si rovesciavano tutti i pensieri e faceva tutte le cose al contrario. A cena mangiava latte e cereali perché credeva fosse colazione; al momento di fare la spesa, faceva così: andava a casa, prendeva le cose dal frigo e le riportava a posto sugli scaffali del negozio del suo paese, pretendendo poi che il bottegaio lo pagasse; andava dal barbiere e chiedeva che gli facesse crescere in un batter d’occhio delle basette lunghe e folte arrabbiandosi -e molto- per non essere stato accontentato; pretendeva pure che la sua cagnolina Didò lo seguisse a spasso con le gambe per aria. Certo, lei ormai conosceva le stranezze del suo padrone e non gli dava troppa retta, però era una gran seccatura davvero.

Se per caso, poi, si imbatteva nella W, ecco che dalle orecchie del maestro Nelson usciva una nuvola di meravigliose farfalle colorate. Sembra bello, vero? Il problema, però, era che tutte quelle minuscole alucce gli facevano un gran solletico, da cui riusciva a liberarsi solo immergendo tutta la testa dentro al succo di ciliegia, da cui usciva coi capelli tutti appiccicosi e color rosso acceso.

E la J, sapete cosa gli faceva la J? Gli diventavano le braccia luuuuuuuuuuuuunghissime, tanto lunghe che non sapeva più dove tenerle. Se gli succedeva a scuola, doveva mettersi in fondo alla classe per riuscire a scrivere alla lavagna e, all’ora della mensa, per fortuna che c’erano i bambini ad imboccarlo, altrimenti sarebbe rimasto a digiuno completo.

Infine, il peggio gli capitava con la X. Oh, la lettera X gli provocava una reazione tremenda! Tutto nel suo corpo si attorcigliava all’istante: i capelli, le ciglia, le dita delle mani e quelle dei piedi, la lingua, le braccia e le gambe. Persino gli occhi gli si strabuzzavano per un bel po’ di ore. L’unico antidoto che funzionasse davvero era quello di mangiare un gelato al mandarino, ma provate voi a leccare un gelato con la lingua tutta attorcigliata: è davvero una brutta esperienza.

Finché, un giorno, i bambini della sua classe decisero di provare a farlo guarire. Pensarono che sarebbe stato un bel regalo fare per lui una collana, come quelle di aglio che si indossano per difendersi dai vampiri, ma fatta di parole che lui amava, scritte nelle loro lingue-madri. Quella collana avrebbe potuto proteggerlo, secondo loro, da quella sua strana malattia. Immaginavano che se lui l’avesse indossata, avrebbe potuto guardare a viso aperto tutte le J, le K, le W, le X e le Y del mondo senza mai, mai, dover abbassare lo sguardo.

Prima di tutto avrebbe potuto suonare lo xilofono, sapete quello strumento musicale con una specie di tastiera fatta di pezzi di legno, che si scrive con la X; poi, finalmente avrebbero potuto, nell’intervallo, fargli sgranocchiare un wafer, uno di quei dolcetti croccanti che si scrivono con la W; poi avrebbe potuto giocare insieme a loro con lo yo-yo, che, come sapete, si scrive addirittura non con una ma con due Y. E in uno dei suoi viaggi, chissà, avrebbe potuto arrivare fino alle pendici del vulcano Kilimangiaro, che è il monte più alto d’Africa e, purtroppo per lui, comincia con la K. E più di tutto sarebbe finalmente potuto andare a sentire un concerto jazz, un genere di musica di cui tutti i suoi amici musicisti gli dicevano un gran bene e che lui non aveva mai, dico mai, potuto ascoltare nemmeno un po’.

Così, si misero al lavoro.

Presero un filo di spago e infilarono subito muzikë, una parola che il maestro amava moltissimo e che in albanese si scrive con la K. Accanto misero Yuèdú, in cinese “lettura”, e Yegua, la cavalla spagnola, entrambe con la Y e grandi passioni di Nelson. Proprio un piccolo alunno ebbe poi l’idea di infilare banuWa, con la W, “non piangere bambino” in un dialetto africano. La collana fu chiusa con Xilema, una parola che arriva dall’antica Grecia e che con la sua X disegna i cerchi degli anni nei tronchi degli alberi, e con tanto tanto curaJ, che in rumeno finisce con la J è significa il “coraggio”.

Era una collana bellissima.

Quei coraggiosi bambini riuscirono nell’impresa? Il maestro Nelson guarì e smise finalmente di voler portare a passeggio Didò a gambe all’aria? Non saprei, non ho più sentito notizie di quel maestro, ma se incontrate qualcuno che vi racconta questa strana storia, provate voi a chiedergli com’è andata a finire.
Ah, dimenticavo, avete riconosciuto i cinque suoni legati ad ognuna delle nostre letterine?
Sono la Kora, il Synth, il Whistle, il Cajon e il Sax.

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sono Chiara

lavoro come maestra nella scuola primaria

benvenutə tra le oltreluci, luogo di pensieri e racconti di scuola

le oltreluci accendono l’immaginazione e l’amore per la scoperta, aprono spazi sconfinati di pensiero poetico e critico, intrecciano le arti ad ogni sapere, che si fa così creazione e trasformazione

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