vie educative per cuori vivi e menti accese

Io la Repubblica l’ho vista dal vivo

Bambinɜ, perché martedì non siamo venuti a scuola?

G: Perché c’era una festa dell’Italia, tipo come un compleanno dell’Italia.

In un certo senso sì. Però l’Italia non è nata il 2 giugno. L’Italia è nata il 17 marzo 1861. Festeggiamo qualcosa che è successo il 2 giugno 1946. Sapete cos’è successo quel 2 giugno?

V: È la festa della Repubblica.

Esatto. Non il compleanno dell’Italia, ma è il compleanno della Repubblica Italiana, che oggi ha 80 anni.

J: Come mio nonno!

E allora che cos’è la Repubblica?

A: Io sono andato a vederla in bici con mio papà, la Repubblica, dal vivo.

(pausa)

Cos’è che hai visto? Com’era la Repubblica vista dal vivo?

A: C’erano tanti ragazzi dell’esercito…

Ah, quella non era esattamente la Repubblica. Era una parata per festeggiarla.

S: Cos’è una parata?

Una sfilata.

A: Una sfilata di carnevale?

Beh, non c’erano maschere a sfilare, ma persone che lavorano nell’esercito e in altre forze del nostra Stato. Resta da capire cos’è una Repubblica, quindi. Idee?

G: Una Repubblica sono tante persone.

Sì, giusto, sono tante persone. Quanti siamo in Italia?

S: Circa sette milioni!

G: No, novanta milioni!

A: Centoventi miliardi!

No… siamo circa 59 milioni.

G: maestra, anche oggi ci hai portato la Costituzione?

No, cavolo, l’ho dimenticata! Ma hai ragione! Se apriamo la Costituzione le prime parole sono: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Se la quinta parola della legge più importante è proprio Repubblica, sarà una cosa importante anche lei, no? Però non abbiamo ancora capito che cos’è. G prima ha detto una cosa interessante: «tante persone». In effetti una Repubblica riguarda tante persone insieme. Anzi, tutte.

N: Tutte tutte le persone?

Tutte le persone che fanno parte di uno Stato, sì. Però non basta dire “tante persone”. Dobbiamo capire meglio. Perché noi siamo cittadini della Repubblica. E crescendo diventerete cittadini che prendono delle decisioni nella Repubblica, quando sarete maggiorenni.

J: Io non voglio essere maggiorenne!

Ma sì, con calma, accadrà passetto per passetto. Come si fa a prendere decisioni in una Repubblica? Vi ricordate quando siamo stati a casa per i seggi: cosa dovevamo fare noi grandi?

A: Votare!

Sì, eccolo il primo modo per partecipare alla Repubblica!

G: Io so una cosa! Hanno votato anche le femmine!

Sì. Nel 1946 votarono anche le donne per la prima volta. Votarono prima per eleggere i sindaci e poi una cosa più importante proprio in quel 2 giugno. E sapete cosa scrisse un importante giornale?

N: Cosa?

Consigliò alle donne di non mettere il rossetto.

I: E perchè?

Perché se la scheda aveva segni strani il voto non valeva più: come se fossimo delle stupide! Io mi sarei messa il rossetto!

V: Ma tu non metti mai il rossetto.

L’avrei messo per il gusto di dare fastidio.

N: Ah, maestra! Allora anche a te piace dare fastidio come me con i miei scherzetti!

(ridacchia)

Allora: nel 1946 gli italiani devono scegliere la forma di governo dello Stato: monarchia o Repubblica.

A: Cioè avere un re o un presidente?

Sì. Nella Repubblica il potere è del popolo. Ognuno di noi detiene un pezzettino della sovranità, non c’è un sovrano unico.

N: Chi era il re?

Era Umberto II.

J: Ah, io pensavo Vittorio Emanuele.

Eh, Vittorio Emanuele III, quello che, vi ricordate?, aveva permesso il fascismo aveva appena lasciato il posto a suo figlio Umberto II.

L: i fascisti erano quelli prepotenti che salutavano alzando il braccio?

Sì, loro. Quando furono sconfitti, gli italiani finalmente tornarono a votare.

A: E chi vinse?

La Repubblica.

L: Hanno scelto bene!

Vinse per pochissimo: circa 55% contro 45%.

A: Io avrei votato la Repubblica!

Sì anche io avrei votato Repubblica. Mia nonna, invece, scelse la Monarchia: a lei piaceva il re. Guardate com’era fatta la scheda. Era semplice: da una parte Repubblica, dall’altra Monarchia. Si metteva una X.

E: ah, è facile votare!

E sapete da dove viene la parola “Repubblica”?

N: Dalla Costituzione?

No. Dal latino. Res publica.

J: perchè i latini non dicevano direttamente repubblica, invece che due parole?

Eh, le lingue cambiano e il latino è cambiato in tante lingue: italiano, francese, spagnolo, portoghese, rumeno…

G: quindi, cosa vuol dire?

Cosa del popolo.

V: Quindi, l’Italia è una cosa di noi che ci abitiamo?

E che ce ne prendiamo cura insieme, sì.

Hai appena letto “Io la Repubblica l’ho vista dal vivo”: è uno dei venti di Oltreluci, una riflessione di scuola.

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sono Chiara

lavoro come maestra nella scuola primaria

benvenutə tra le oltreluci, luogo di pensieri e racconti di scuola

le oltreluci accendono l’immaginazione e l’amore per la scoperta, aprono spazi sconfinati di pensiero poetico e critico, intrecciano le arti ad ogni sapere, che si fa così creazione e trasformazione

le oltreluci sono quei bagliori di senso che possono guidare noi maestrɜ oltre le consuetudini, alla ricerca di pensieri e percorsi che espandono e ridisegnano ogni nostro già detto, già fatto, già pensato

le oltreluci sono scintille che abitano i diversi modi di sentire, pensare e conoscere: se riusciamo a vederle, allora possiamo accompagnare a brillare ogni unicità; sono piccoli segnali luminosi a ricordarci che siamo in ogni momento in cammino verso un miglioramento, di qualsiasi entità

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