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Ortografia, movimento e poesia

Le classi hanno una vitalità che non chiede di essere spenta, ma incanalata in una forma che la sostenga. Ci sono momenti, tuttavia, di esuberanza eccessiva, frutto di dinamiche relazionali particolari, ma anche, bisogna ammetterlo, di noia. Ci sono momenti in cui, per ragioni svariate, stare seduti diventa un confine troppo stretto, e la soglia dell’attenzione richiede un cambio di respiro, un’interruzione di ritmo.

Tre anni fa, in una seconda primaria attraversata da un’energia non sempre costruttiva e spesso debordante, il consolidamento di alcuni suoni della lingua – il digramma -GN-, il gruppo -SC- – ha preso la forma di una pausa attiva: un tempo breve, corale e corporeo per ritrovare la misura e l’intesa prima di tornare ai quaderni.

L’idea era semplice: trasformare l’ortografia in una filastrocca costruita insieme e poi recitata con la body percussion, unendo l’alfabetizzazione fonetica alla consapevolezza corporea e metrica attraverso un percorso strutturato per gradi di complessità.

Fase 1: Il vincolo e la composizione guidata
Ho scelto l’ottonario, con la sua metrica piana e quadrata, e la rima baciata (AABB). Nessun conteggio formale sulle dita, ma un vincolo chiaro da esplorare. Le parole non arrivavano dall’alto: il lavoro si è aperto con la raccolta libera delle parole che contenevano quel suono specifico alla lavagna, per poi passare a una fase di selezione, co-creazione e negoziazione lessicale collettiva, un processo in cui la classe cercava il vocabolo giusto, la rima che tornava, il suono che non inceppava il verso rispettando contemporaneamente il computo sillabico, l’accuratezza ortografica e la struttura delle rime.

In questa ricerca, il rispetto dei vincoli metrici non ha soffocato l’immaginazione, ma l’ha accesa: cercare accostamenti insoliti per far tornare la rima ha spalancato le porte a piccole narrazioni surreali e poetiche. Così, ad esempio, la necessità di incastrare il suono -SC- ha dato vita a un pesce che starnutisce scintille.
Nel caso della filastrocca sulla -GN-, la ricerca si è fatta guidare anche da un criterio di coerenza semantica ed ecologica: una volta stabilito lo scenario della montagna, la classe ha selezionato elementi di flora e fauna pertinenti a quell’ambiente (la castagna, le pigne, lo stagno, il ragno), trasformando il vincolo ortografico in un esercizio di pertinenza lessicale.

Lo gnometto va in montagna,

mangia gnocchi e una castagna.

Trova pigne nello stagno,

fa il disegno di un bel ragno.

Fase 2: La scansione corporea e la verifica della metrica
Il corpo è diventato la cartina di tornasole. Dopo aver scritto e concordato la quartina, la classe si è alzata per tradurre i versi in movimento. Scandendo la sequenza in una body percussion in 8 tempi – alternando schiocco (1), battito di mani (1), percussione su petto (2, 1 per mano) e cosce (2, 1 per mano) e battito dei piedi (2, 1 per piede)– il ritmo corporeo agiva come dispositivo immediato di autocorrezione percettiva: se un verso aveva una sillaba di troppo, se il respiro inciampava, il pattern motorio in 8 tempi si interrompeva o perdeva fluidità. Senza bisogno di giudizi o rigide correzioni, era la musica stessa del corpo a dire dove riaggiustare la frase, stimolando l’integrazione motoria e cognitiva e la coordinazione fono-motoria. Solo al termine di questa validazione ritmica, le filastrocche venivano trascritte sui quaderni, evidenziando i digrammi con i colori e lasciando spazio all’illustrazione di quei piccoli mondi appena inventati.

Fase 3: L’intreccio delle voci
Quando le voci hanno imparato a camminare insieme sullo stesso battito, siamo passati al canone vocalico e motorio. Abbiamo diviso la classe in due gruppi spazialmente opposti. Sfruttando la quadratura simmetrica dell’ottonario, la prima metà della classe partiva; al quinto tempo, sulla metà esatta della battuta e della quartina, la seconda voce s’innestava sullo stesso testo. Ascoltarsi mentre si parla, far spazio alla voce dell’altro senza perdere la propria battuta: lì la pausa attiva smetteva di essere un semplice esercizio motorio per diventare un lavoro ad alto impatto sulle funzioni esecutive, sollecitando l’inibizione della risposta, l’attenzione selettiva e la costruzione di un momento di comunità.

Fase 4: L’orizzonte non ancora camminato: la poliritmia testuale
Alla poliritmia testuale a più voci allora non siamo arrivati. Immaginavo di costruire una seconda linea – una sorta di controcanto ritmico o “basso ostinato” di parole – da sovrapporre alla filastrocca principale. Mentre un gruppo recitava la storia dello gnometto, l’altro gruppo avrebbe scandito sugli stessi 8 tempi un “filotto” di parole del target ortografico, pescate direttamente dal bacino di termini raccolti alla lavagna e scartati dalla narrazione principale.
In concreto, le due linee si sarebbero incastrate così:
Voce 1 (Linea narrativa): Lo gnometto va in montagna…
Voce 2 (Linea lessicale): Lavagna, lagna, cicogna…

Questa sovrapposizione avrebbe permesso di non disperdere la ricchezza del vocabolario emerso nella prima fase di brainstorming, trasformando l’elenco delle parole “escluse” in un sottofondo ritmico e puro, dove il suono e il fonema prevalgono sul senso del discorso.

Riguardo oggi quei fogli di quaderno, con le lettere colorate che staccano il suono dal fondo della pagina, e ritrovo il senso di quel fare: usare la poesia e il corpo non come ornamenti, ma come dispositivi di cura e di presenza, capaci di trasformare una turbolenza in un unico, sorridente ritmo condiviso.
Guardando indietro a quell’esperienza con la consapevolezza di oggi, non mi fermerei a due soli suoni: partirei quasi subito con l’idea di costruire un vero e proprio libricino di classe, una raccolta sistematica di filastrocche ritmiche estesa a tutti i nodi ortografici più complessi, arricchita da varianti metriche e illustrazioni.
È qui, come una possibilità aperta e ampliata, un lavoro che aspetta la prossima classe seconda (che aspetto con tutto il mio cuore) per essere camminato e sfogliato.

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sono Chiara

lavoro come maestra nella scuola primaria

benvenutə tra le oltreluci, luogo di pensieri e racconti di scuola

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