vie educative per cuori vivi e menti accese

I superpoteri dell’Acca e lo scudo del silenzio

Il nostro lavoro sulla letterina H è stato introdotto da una storia, che si può leggere e/o ascoltare qui e che lɜ bambinɜ hanno ascoltato durante un fine settimana, per poi rispondere ad una piccola comprensione in autonomia (se si vuol dare un’occhiata, la si trova qui). Il lunedì abbiamo poi condiviso le risposte e ragionato su quali fossero sia i motivi per i quali l’Acca (lo capirete dalla storia) era così arrabbiata con il signor Alfabeto e quali, invece, siano i suoi “superpoteri”. Qui, alcuni aspetti si intrecciano: uno dei crucci più grandi dell’Acca è quello di non avere un suono (almeno non nella nostra lingua); ma è da qui, da questa posizione di svantaggio che lei fa miracoli: trasforma i baci in bachi, i giri in ghiri, le pance in banche. E c’è di più, dà un’identità grafica a quelle paroline che suonano uguali e, senza di lei, sarebbero indistinguibili: A/HA/AH!, ANNO/HANNO e così via. La acca nel silenzio, esercita una potenza enorme.

Durante un gioco a squadre, utile ad impratichirsi con “i superpoteri” della lettera H, lɜ bambinɜ stanno tirando fuori tutte le parole che contengono questa strana letterina.
Qualcuno dice CHE, lo scrivo alla lavagna e chiedo ad una bambina molto intelligente ma che sta ancora cercando la chiave giusta per aprire la parola scritta. Dentro ai segni del CHE, lei legge CE; allora scrivo CE e le chiedo di leggerlo, sicura che stia per arrivare da lei uno di quei “clic” che svelano un mistero.
Nel frattempo moltissime mani alzate, che scalpitano; moltissimi “io lo so! io lo so!” strozzati. Quando arriva dal resto della classe qualche risposta incontinente, che dice “CE” ad alta voce, mi fermo e dico loro: “Questo è uno di quei momenti, in cui non mi interessa che voi lo sappiate; mi interessa chi non lo sa; io sto lavorando per chi non lo sa“. 

È vero: io credo in una scuola come comunità, non come competizione; cerco di proteggere le vulnerabilità che ognuno manifesta in qualcosa di diverso; lavoro per essere uno strumento di equità.

Però, nelle ore successive, ci torno spesso col pensiero e sento di aver tradito qualcosa, con quella frase.
Poi metto a fuoco il perché di quel disagio: credo anche moltissimo al fatto che il sapere sia un tesoro e non c’è sapere che sia temporaneamente inutile o poco interessante o addirittura disturbante; anzi, noi lavoriamo in classe sempre dicendo che il sapere si regala per moltiplicarlo e che è su ciò che si sa che si può costruire quello che si sta per sapere.

Cosa avrei potuto dire, allora, per arginare quell’intemperanza e accordare a quella bambina il tempo e il piacere della sua scoperta individuale?

Il giorno dopo sono tornata a parlare di quell’episodio e ho detto loro che mi sono sentita dispiaciuta dopo quella frase. Ho detto che sono felice e orgogliosa quando dimostrano di avere fatto loro qualcosa di nuovo, perché significa che sono pronti per i passi successivi.
E poi siamo andati avanti nel ragionamento, proprio grazie ai super poteri dell’Acca. L’Acca è muta in italiano, sonora in altre lingue, come l’inglese. Ci sono circostanze in cui agisce come catalizzatore di cambiamento mantenendosi nel silenzio e altre nelle quali si fa sentire. Ecco, ci sono momenti in cui il silenzio è prezioso quanto la risposta: serve a creare lo spazio per la scoperta di un altro. Ognuno di noi ha bisogno di quello spazio di silenzio lì, e cresce sia nel darlo sia nel riceverlo.

E così ne è nata una piccola riflessione, continuata nel lavoro autonomo del weekend e poi condiviso il lunedì, su quei momenti in cui è giusto “dare voce” e quelli in cui è meglio “attivare lo scudo del silenzio”.

Gli esempi, ovviamente, sono al livello di bambinɜ di 6-7 anni e così deve essere (dò voce quando sto facendo un lavoro di gruppo, quando mi danno la parola, quando c’è il fuoco e in altri casi di pericolo, quando gioco nell’intervallo, quando qualcuno si è fatto male e bisogna chiedere aiuto, quando devo cantare “tanti auguri a te”, quando qualcuno fa qualcosa di sbagliato e devo farglielo notare; attivo lo scudo del silenzio quando qualcuno ci legge una storia, quando qualcuno ci sta parlando, quando stiamo lavorando in autonomia, quando qualcun altro ha la parola anche se io so la risposta per lasciarlo pensare).

Però stiamo intravedendo che che esistono momenti in cui essere Acca.
Restare nel silenzio, mentre qualcosa cambia.
Non per mancanza di voce, ma per lasciare spazio a quella di qualcun altro.

Hai appena letto “I superpoteri dell’Acca e lo scudo del silenzio”: è uno dei venti di Oltreluci, una riflessione di scuola e, al tempo stesso è una delle vie di Oltreluci, un percorso realizzato in classe a partire da uno dei nodi, “L’Acca e Michele”.

Mi piacerebbe provare a far circolare questi contenuti senza i social, come semi trasportati dal vento o dalle mani di chi li trova interessanti. Se questo post ti è piaciuto, puoi condividerlo con qualcuno a cui potrebbe parlare. E se vuoi ricevere le ‘oltreluci a domicilio’, trovi tutto nel banner laterale. Grazie! Chiara

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sono Chiara

lavoro come maestra nella scuola primaria

benvenutə tra le oltreluci, luogo di pensieri e racconti di scuola

le oltreluci accendono l’immaginazione e l’amore per la scoperta, aprono spazi sconfinati di pensiero poetico e critico, intrecciano le arti ad ogni sapere, che si fa così creazione e trasformazione

le oltreluci sono quei bagliori di senso che possono guidare noi maestrɜ oltre le consuetudini, alla ricerca di pensieri e percorsi che espandono e ridisegnano ogni nostro già detto, già fatto, già pensato

le oltreluci sono scintille che abitano i diversi modi di sentire, pensare e conoscere: se riusciamo a vederle, allora possiamo accompagnare a brillare ogni unicità; sono piccoli segnali luminosi a ricordarci che siamo in ogni momento in cammino verso un miglioramento, di qualsiasi entità

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