Nei giorni scorsi, come accade quasi ogni estate, siamo andati a fare visita alla Casa Museo Ca’ dou Rousèt di Lities, frazione di Cantoira, di cui a suo tempo avevamo parlato anche qui, raccontando la presenza dei pettirossi nelle stalle di montagna.
Ad ogni visita cambia qualcosa nell’allestimento e cambia spesso anche chi guida nella visita a offerta; non ultimo, sempre, cambiamo noi. Questa volta ho passato molto tempo leggendo il quaderno/diario di un bambino, Giuseppe, che nel 1933/34 ha frequentato la terza elementare a Lities.
La prima cosa che salta all’occhio è la propaganda fascista, almeno così è stato per me. Ma poi, pagina dopo pagina, ha prevalso la tenerezza del racconto, con i suoi inciampi ortografici, il suo sguardo di meraviglia di fronte ad una nevicata, i suoi sentimenti di bambino riservati a persone e fatti lontani resi per lui amabili dai racconti propagandistici della maestra e/o dell’istruttore dell’Opera Nazionale Balilla.
Cantoira 11-10-1933
Oggi la signora maestra ci ha parlato di Cristofo Colombo e della scoperta dell’America. A me sarebbe piaciuto vederlo Cristoforo sbarcare nel nuovo mondo! e incontrare Chisa che fetto ha fatto a questi selvaggi vedere Cristoforo Colombo e tutti i suoi marinai.
Cantoira 21-10-1933
Oggi l’insegnànte hà parlato delle dolorose condizioni della nostra Patria cento anni fa.
A me sarebbe piaciuto di vivere a quei tempi e di esere capace d’aiutare gli Italiani a cacciare gli austriaci che volevano farsi aiutare persino per combattere contro gli Italiani stessi. Son proprio contento che dopo tanti sacrifizi l’Italia possa avere un Re solo e una bandiera sola.
Cantoira 29-10-1933
Nel giorno della Marcia su Roma ò pensato che il Duce e stato benn buono a salvare l’Italia dai cattivi che volevano roinarla e che noi dobbiamo sempre obbedirle.
Cantoira 4-11-1933
Il giorno quattro novembre è la festa della vittoria e io ò pensato che son stati ben valorosi i nostri soldati a vincere l’esercito austriaco. Chissà che festa hanno fatto quel giorno che finalmente si è conclusa la pace.
Cantoira 11-11-1933
11 Novembre
L’undici novembre è il compleanno del Re Vittorio Emanuele III. Noi gli auguriamo buone feste e che abbia sempre buona salute. Gli abbiamo mandato anche un telegramma di auguri
Cantoira 19-Novembre 1933
Il Re è stato ben bono a mandare la risposta ai nostri auguri.
Io gli voglio bene.
Cantoira 5-12-1933 XII
Il Balilla deve esere coraggioso e non deve aver paura del caldo, nè del freddo nè della neve. Deve essere robusto, forte. Giovan[n]i Perasso è stato è stato ben caraggioso a salvare Genova dai soldati austriaci. Noi dobbiamo essere coraggiosi a compiere sempre il nostro dovere anche quando costa sacrifizio.Cantoira 8-1-1934
L’8 gennaio è il compleanno della nostra Regina Elena del Montenegro. Ella compie sessantun anno e noi facciamo perfino vacanza.
Cantoira 22-1-1934
Qesta mattina quando mi sono alzato, sono perfino stato stupito a vedere di nuovo tanta neve insieme a quella di ieri e dell’altr’ieri e quando mi sono alzato mi sono preso una pala o una scopa e ò fatto la strada per andare alla fontana, al fien[ile] e alla cucina, e alla cantina.
Cantoira 26-1-1934
Scorggi ò pensato che la signora Direttrice averà avuto un grosso dispiacere a perdere la sua cara Mamma. Anche che io non la conossi, pure non mi rincresce ugualmente che sia morta, pregherò per lei.
Cantoira 11-febbraio 1934
L’11 febbraio 1929 il Papa Pio XI concluse la pace collo stato Italiano ed il Regno d’Italia riconobbe la sovranità del papato nella città del Vaticano.
Cantoira 21-Marzo 1934
Oggi noi bambini della scuola siamo andati al <> a sentire alla radio rurale un discorso di Arturo Marpicati Vice Segretario del Partito Fascista. Abbiamo anche sentito cantare alcune canzoni squadriste. Nel suo discorso il Vice Segretario del Partito à detto che i comunisti ànno perfino ucciso dei Fascisti mentre andavano a lavorare e uno, Amos Maramotti, à ancora scritto un biglietto alla sua mamma prima di morire e le à detto: <<mamma non piangere per me!>> Che pena mi à fatto.
Pasqua 1934
Io il giorno di Pasqua ò chiesto alla mamma se mi lasciava andare a giocare. Lei non mi à lasciato perchè non ero andato a Messa. Il giorno di Pasqua i miei gli ànno risposto alla mia lettera di auguri e miannodetto che mi comperavano il traforo.
Cantoira 3 Aprile 1934
Il 3 Aprile si ricorda la fondazione dell’Opera Balilla. Essa è stata fondata dal Duce l’anno 1926.
I Balilla devono esere forti, robusti e non devono bestemmiare perchè la bestemmia macchia la nostra bandiera Italiana.
Cantoira 11-Aprile 1934 anno XII
Oggi 11 Aprile è venuto il signor Dottor Riccardo Milanesio e cj’à detto che domi domenica si venderanno degli oggetti per la giornata della Doppia Croce e noi dobbiamo comprarne.
Facciamo un’opera buona per i tubercolotici, e anche per noi, perchè curando e facendo guarire i tubercolotici facciamo anche diminuire il pericolo di prendere noi questa malattia.
Cantoira 20 Aprile 1934
Oggi 20 Aprile, noi bambini della scuola siamo andati a sentire la radio rurale. Lo Zio Cicerone parlava ai suoi nipoti del Natale di Roma e della festa del lavoro.
In ultimo 300 Balilla ànno cantato Giovinezza e il canto del lavoro.
Cantoira 28 Aprile 1934
Oggi, 28 Aprile, abbiamo fatto la festa degli alberi; c’erano anche i Militi Forestali, le Signore Maestre, il signor Podestà, il signor Segretario ecc. & Abbiamo piantato 30 larici lontano della scuola, per la strada di Più Superiore. Io ne ò piantato 6 e fra tutti ne abbiamo piantati 28.
Cantoira 25 Maggio 1934 XII
Ieri, 24 Maggio si è compiuta la Leva Fascista e si è ricordato che 19 anni fa sono partiti i nostri soldati per la guerra per liberare l’Italia dall’Austria. Dopo la cerimonia dell’VIII Leva Fascista, abbiamo anche fatto il saggio ginnastico.
Cos’è questo quaderno/diario? Sia il racconto di un’epoca che il racconto di un bambino, la Storia del ventennio fascista e la sua storia di una singola piccola comunità delle Valli di Lanzo, di una singola persona nella sua infanzia, Giuseppe.
Ritrovare queste pagine mi ha commosso e, al tempo stesso, mi ha regalato un pezzo di coraggio, quello di portare avanti l’idea del raccontare in forma diaristica. Abbiamo provato a farlo quest’anno insieme nella nostra prima primaria, come raccontato nell’esperienza di Passato-Presente-Futuro e nelle Immersioni di gioia (arriverà il racconto anche di quello) e lo abbiamo assegnato anche come lavoro per l’estate.
Ecco i nostri compiti per questi mesi:
CARE BAMBINE, CARI BAMBINI,
PER QUESTE VACANZE VI REGALIAMO IL VOSTRO TACCUINO DELL’ESTATE, DA RIEMPIRE A PIACERE CON TUTTO QUELLO CHE LA FANTASIA VORRÀ (PAROLE SCRITTE, DISEGNI CON QUALSIASI TECNICA, CARTE DI CARAMELLA, CORNICETTE, BIGLIETTI DI CINEMA O TRAGHETTI, PETALI DI FIORI, FOGLIE, FOTO, STORIE COMPOSTE TAGLIANDO PAGINE DAI GIORNALI, STRAPPI, BUCHI DI CANCELLATURE, ALONI DI LACRIME, ECC.).
VI CHIEDIAMO SICURAMENTE DI METTERE:
- LE VOSTRE IMMERSIONI DI GIOIA (OGNI VOLTA CHE VI RENDETE CONTO DI AVER FATTO UN’ESPERIENZA FELICE, FERMATEVI A RACCONTARLA SUL TACCUINO, FACENDO ATTENZIONE A METTERE TUTTE LE INFORMAZIONI: CHI, COSA HA/HANNO FATTO, DOVE, QUANDO)
- L’OSSERVAZIONE DELLA LUNA (SE SAPETE DI TRASCORRERE ALMENO 1 SETTIMANA NELLO STESSO LUOGO, CERCATE UN POSTO DA DOVE OSSERVARE LA LUNA TUTTE LE SERE ALLA STESSA ORA: DISEGNATE LA SUA FORMA, GIORNO PER GIORNO INDICANDO LA DATA E IL LUOGO)
- ALMENO UNA STORIA BELLA CHE AVETE SENTITO, DA RACCONTARE AGLI ALTRI
- LETTERE E NUMERI PRESI DA DOVE SI POSSONO RICONOSCERE: SCRITTE STRANE PRESE DA SEGNALI STRADALI, INSEGNE, BIGLIETTI DI CONCERTI, LA I DENTRO AI FIORI DEI CASTAGNI, LA D NELLA PENNA DI UN GABBIANO CHE GALLEGGIA SUL MARE, LA E NEI TENTACOLI DEL POLPO ADAGIATO SUL PIATTO DEL RISTORANTE, LA V ROVESCIATA NEL TETTO DI UNA CASA, IL 4 DEL PROFILO DELLE VECCHIE SEDIE DEL SOGGIORNO DI CASA DEI NONNI, ECC.)
- UN ELENCO DI COSE GENTILI CHE VI SONO SUCCESSE
- UN ELENCO DI COSE CHE VI HANNO FATTO DIRE “NON È GIUSTO!”
- RACCONTARE QUELLA VOLTA IN CUI AVETE DETTO “MI DISPIACE”, “SCUSA”, “HAI RAGIONE TU” CON ONESTÀ
- IMPARARE ALMENO UNA NUOVA PAROLA STRANIERA CHE RIGUARDA L’ESTATE IN UNA LINGUA CHE NON SIA NÉ L’ITALIANO NÉ L’INGLESE E SPIEGARLA
- DESCRIVERE UN ESSERE VIVENTE CHE NON AVEVATE MAI VISTO PRIMA
- ASSAGGIARE UN CIBO NUOVO E DESCRIVERLO IN PIENA CONSAPEVOLEZZA
- RICONOSCERE I MOMENTI IN CUI VI È STATO NECESSARIO FARE UN CALCOLO MATEMATICO PER RIUSCIRE A FARE QUALCOSA NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI E PROVARE A TRASFORMARLO IN UN PICCOLO PROBLEMA DA FAR FARE AI COMPAGNI QUANDO CI RITROVEREMO.
Lo sto tenendo anch’io, questo taccuino. Giorno per giorno (non sempre, quando sento che è il momento) annotando le minuzie, incollando frammenti, riproducendo piccole immagini. È una pratica lenta, quasi zen: un esercizio di presenza che costringe a disarmare la fretta, a fermarsi e a guardare davvero il mondo mentre accade, invece di attraversarlo e basta. Non ho ancora tenuto fede a tutti i punti indicati, ma applico lo stesso sguardo non severo al mio lavoro, come a quello che, spero, riceverò dallɜ bambinɜ a settembre: partiremo a lavorare proprio da quel che emergerà da queste condivisioni.
Il quadernetto/diario di Giuseppe-che quest’anno potrebbe avere grosso modo 101 anni, ma in quegli scritti è rimasto per sempre bambino- mi ha fatto pensare che, oltre la fatica che di sicuro fermarsi a scrivere porta con sè, prende forma qualcosa di importante. Oltre ad un sacco di cose fondamentali (imparare a raccontare, condividere ricordi ed esperienze, provare a comprendere quel che ci accade, ecc.) quel che emerge da queste righe travalica il tempo e consegna ai lettori del futuro pezzetti preziosi di realtà o dello sguardo che lo ha filtrato. Che poi, questi lettori (come è successo a me di recente) possiamo essere anche noi stessi, che ritroviamo dopo decenni, alcune versioni di noi stessi apparentemente perdute o sistemate alla bell’e meglio nella memoria.
E, insomma, Giuseppe, suo malgrado, ci ha consegnato molta storia dell’epoca e poco sè stesso, in queste brevi frasi “eterodirette” dai miti fascisti, ma nemmeno il regime ha potuto imbrigliare del tutto la vivacità della sua attesa del “traforo” promesso, il suo piantumare larici e spalare neve. Certo per la maestra di Giuseppe, la scrittura era strumento di addestramento, mentre la nostra idea di taccuino dovrebbe permettere di trasformare la pagina bianca in uno spazio di espressione personale e costruzione di senso.
In tutto questo, rimane vero che insegnare ai bambini a documentare la propria quotidianità significa anche abituarli all’idea che ogni vita produce tracce storiche. Il taccuino non serve solo a non dimenticare le nozioni durante la pausa estiva, ma a costruire memoria e consapevolezza temporale, condivisione.
È un messaggio in bottiglia affidato alla carta: oggi raccoglie la forma mutevole della luna o la lettera nascosta nel volo di un gabbiano; domani, tra decenni, ricorderà a chi lo sfoglierà che siamo stati qui, vivi e attenti, a fare della nostra infanzia (e delle stagioni successive) una piccola, indelebile meraviglia.
Hai appena letto “Pezzetti di storia: il racconto di sé da Giuseppe a noi”: è una delle vie di Oltreluci, un percorso realizzato in classe; ed è, al tempo stesso, un vento, cioè una riflessione di scuola.
Mi piacerebbe provare a far circolare questi contenuti senza i social, come semi trasportati dal vento o dalle mani di chi li trova interessanti. Se questo post ti è piaciuto, puoi condividerlo con qualcuno a cui potrebbe parlare. E se vuoi ricevere le ‘oltreluci a domicilio’, trovi tutto nel banner laterale. Grazie! Chiara


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