vie educative per cuori vivi e menti accese

Bisogna allenarsi

Come compito per le vacanze estive, lɜ bambinɜ della nostra prima di allora, oggi seconda hanno tenuto i loro taccuini dell’estate che tengo in ostaggio ormai da mesi perchè sono una miniera inesauribile di attività ricche e significative.

Le storie “belle che hanno sentito, da raccontare agli altri” stanno diventando di settimana in settimana oggetti vivaci delle nostre comprensioni del testo, ad esempio.

Gli esseri viventi incontrati per la prima volta nell’estate sono diventati il punto di ripartenza del lungo percorso di scienze dello scorso anno. Dopo averli raccontati uno a uno agli altri, annotati sul quaderno con il loro regno di appartenenza, abbiamo costruito delle statistiche di minima: sono arrivati in classe 13 nuovi animali, 3 piante, 0 funghi, 0 archea, o batteri, 0 protozoi, 0 cromisti (tutte le attività del taccuino erano libere, qualcuno non l’ha fatta).
Ci siamo chiesti il perchè di questa distribuzione e ne è nato, come spessissimo in classe, questo dialogo euristico.

Possiamo fare delle ipotesi sul perché le statistiche sono queste? I i nostri numeri ci dicono che abbiamo portato quanti funghi?

I: Zero.

Quanti animali?

I: Tredici.

Quante piante?

I: Tre.

Quanti archea?

I: Zero.

Quanti batteri?

I: Zero.

Quanti protozoi?

I: Zero.

Quanti cromisti?

I: Zero.

Perché è andata così? In fondo io me l’aspettavo che avrebbero vin-… che avremmo avuti molti più…

Alunni: Animali!

E poi avremmo avuto un po’ di…

Alunni: Piante!

Onestamente ero indecisa sui funghi, perché poteva essere che qualcuno portasse qualche fungo, ma ero sicura che questi quattro regni sarebbero rimasti a zero. Le, fai delle ipotesi sul perchè.

Le: Perché… perché noi le… noi i… gli animali e le piante ne conosciamo di più, quindi avremmo… avremmo fatto più animali perché in giro ci sono più animali che funghi, che batteri…

Non è vero, sai? In realtà in assoluto credo che i gli esseri microscopici siano molto molto più numerosi.

Le: Ma non si vedono perché sono microscopici.

Però questo io vorrei farlo dire a No che ha la mano alzata e le avevo chiesto di dirlo dopo, ma l’aveva già detto prima. No, cosa vuoi dire?

No: Volevo dire un’altra cosa…che che… i i batteri sono anche su questo pavimento ora…

Certo, anche nella nostra bocca, nella nostra pancia, siamo pieni di batteri.

No: Anche se salgono nel nostro corpo sono vivi. Ora ci sono tantissimi batteri nel nostro corpo e anche sparsi sul pavimento, ma non li vediamo. Loro non ci vedono a noi perché siamo troppo grandi, noi non vediamo loro perché sono troppo piccoli.

Oh! Ci sta. Dunque, avete detto che sono invisibili i batteri. Perché sono invisibili?

Ni: No! Non sono invisibili! Si possono vedere! Si possono vedere con il microscopio!

Allora, si può dire in termini scientifici, che i batteri non sono visibili a occhio nudo.

Ni: Non a occhio nudo, però con qualcosa…

Esatto, non sono totalmente invisibili. Ci vanno degli strumenti ottici più sofisticati, tipo il microscopio. E noi, vi do questa notizia, ne possediamo uno e lo possiamo utilizzare.

Ga: Io ce l’ho!

Lo possediamo proprio! Pensate che l’anno scorso con i punti della Coop, quelli che ci portate adesso… L’anno scorso ce li avete pure portati, li abbiamo messi insieme quelli di tutta la scuola e, grazie ai punti della Coop, ci siamo presi un microscopio che, io direi, siamo pronti per utilizzare. Non oggi perché tra poco usciamo, ma lo utilizzeremo. St! St ci deve dire una cosa, vai.

St: Io ho visto… le cellule al microscopio

Le cellule di chi?

St: Di un animale… di un topo.

Di un topo. Quindi sei riuscito a vedere queste parti di cui è costituito il nostro corpo e in particolare il corpo di un topo, perché la tua mamma fa quel lavoro lì, vero? Quindi ti ha portato lei, te l’ha fatto vedere lei. Bene, bene, molto interessante.

Quindi, tornando al nostro discorso: gli archea, i batteri, i protozoi e i cromisti, che siano a zero non ci stupisce perché sono invisibili ad occhio nudo. Nell’estate difficilmente uno va in giro e dice: «Ah, voglio trovare un essere vivente nuovo e mi metto a cercarlo al microscopio», no? Quindi ce lo aspettavamo.

No: Volevo dire che con due minerali miei… a casa… Li ho osservati con il microscopio e ho visto che hanno delle righe…..e anche un pochino di… di batteri sopra, perché tutte le cose hanno i batteri sopra.

Certo, certo. Ci sono dei luoghi, però, in cui ci sono pochissimi batteri. Per esempio…

Ga: Nello spazio!

Sì, ma parlo della Terra. Sì, nello spazio no perché non è possibile la vita.

Le: Nell’acqua ossigenata!

Per esempio, nelle sale operatorie, perché vengono usati molti disinfettanti, come l’acqua ossigenata e altre… per esempio i raggi ultravioletti. Si disinfettano le cose per evitare che si prendano delle malattie. Perché pensate nelle sale operatorie in cui magari ti devono fare un taglio per operarti, se ci entrano troppi batteri può essere un problema. Quindi i batteri sono dappertutto, ma si cerca in certi momenti di tenerli un po’ a bada. Ma sapete che ci sono delle medicine che noi prendiamo quando nel nostro corpo entrano dei batteri cattivi? Perché la maggior parte dei batteri che abbiamo nel nostro corpo sono bravi perché ci aiutano, ad esempio, nella digestione, però ce ne sono certi che ci fanno male. Che medicine prendiamo quando un batterio ci fa male?

Ga: A volte anche il collutorio per ucciderli…

Quelli sono per batteri che hai in bocca. Ma quelli che entrano proprio dentro? Ci sono delle medicine che servono proprio a quello, a sconfiggere i batteri.

V: L’antibiotico.

L’antibiotico! L’antibiotico è quella medicina che serve a uccidere i batteri. E poi vi dirò una curiosità su questo. Ma poi vi volevo chiedere: ma come mai non abbiamo messo… Il fungo… abbiamo messo poche piante e tantissimi animali?

Lo: Volevo dire una cosa su… sull’antibiotico. Che non mi piace a me l’antibiotico.

Eh, non è tanto buono e a volte è anche difficile da digerire.

Altri alunni: È buonissimo! Io lo adoro!

E: Volevo dire… una medicina che per il mal di gola usiamo uno spruzzino che te lo spruzzi in gola.

Ji: Abbiamo messo più animali perchè sappiamo più animali che piante…

Ma perché sappiamo più animali che piante secondo voi?

M: Perché li abbiamo studiati.

Ah, vero! Secondo me, però… secondo me, però, se anche non li avessimo studiati, voi… cioè, se anche vi avessi fatto fare questo esercizio l’anno scorso prima di fare tutto il lavoro sugli animali, voi mi avreste messo più animali che piante. Anche se l’avessi… se questo lavoro lo faccio fare ai vostri genitori che non hanno fatto il lavoro con noi… vi assicuro che metterebbero più animali che piante. Che supposizione fai, Ni, a proposito di questo?

Ni: Perché ce ne sono di più al mondo che piante.

No, ci sono molte più piante!

Ni: Ah, giusto!

Non è una questione di quantità.

Le: Perché… perché tipo a Zoom…Nei posti tipo… Ci sono… c’è… dei luoghi dove si va, tipo al bioparco, ci sono molti animali, quindi se qualcuno ci va, trova tanti animali.

Ma sai che sarebbe interessante scrivere… potremmo scrivere una mail agli organizzatori di Zoom e chiedere questo: «Ci sono nel vostro spazio, ci sono più piante o più animali?» Secondo me ci sono più piante.

Ga: Nei posti si trova un po’ più… tipo a Zoom trovi un po’ più… è un po’ più difficile trovare tante piante…

Si è notato, gli studiosi hanno notato che proprio l’essere umano, anche se le piante sono numerosissime sul pianeta, però l’essere umano tende a essere molto più interessato agli animali. Perché le piante…

Ni: Le piante stanno ferme!

Esatto, bravo! Stanno ferme, zitte, Ni, è proprio quello! Le piante…

Ni: E crescono.

A parte le pochissime piante velenose, non sono per niente… non fanno nulla!

Ni: Non si muovono, non fanno nulla alle piante, stanno zitte e crescono.

Stanno zitte, crescono e non sono per niente pericolose. E invece l’essere umano, in tutti i suoi millenni di evoluzione, ha imparato a guardare gli animali, a distinguerli, perché doveva capire se doveva scappare, poteva cacciarli, doveva difendersi… Avete capito? Invece le piante lì stanno.

Alunni: Non ti fanno nulla! Solo quelle poche che ti mordono!

E anche noi, se voi ci pensate… Se noi facessimo un gioco e io vi chiedessi: «Quanti animali conoscete? Quante piante conoscete?», gli animali mi scrivereste fogli… fogli e fogli! Di piante mi scrivereste: «Quercia», poi comincereste a dire: «Ramo, albero…», io vi direi: «Ma quale albero?», e non sapreste dire il nome, vi verrebbe in mente l’abete perché è l’albero di Natale.

Allora, ragazzi… A questo noi… non metteremo mai rimedio, perché voi saprete sempre più animali che piante. Ma siamo degli scienziati e quindi noi le piante, piano piano, le conosceremo. E poi conosceremo anche i batteri, i funghi, gli archei, i batteri, i protozoi e i cromisti.

A: Ma perché se uno è nello spazio sembra che il mondo è più verde che di altri colori?

È più blu, però, perché la maggior parte della Terra è coperta da oceani.

A: Si vedono le piante dallo spazio?

Mi sa di no!

M: Perché se guardi le cose, le piante magari te le dimentichi e gli animali te li ricordi. Bisogna allenarsi.

Il dialogo euristico, che meraviglia!
Lo leggo e lo rileggo, l’abbiamo anche attaccato sul quaderno, per poter portare con noi tutta questa ricchezza di intuizioni e ragionamento che contiene la distinzione tra visibile e invisibile, la presenza ubiquitaria dei microrganismi, la cecità botanica.
Da qui siamo ripartiti in tante direzioni (che speriamo di raccontare presto). La prima di queste è stata un’indagine sulla prevalenza dei regni, ragionando su cosa significa “essere di più”. Grazie all’AI, i dati sono confluiti in una semplice rappresentazione colorabile, che contiene molte informazioni apparentemente inaccessibili, ma che lo diventano per esito del percorso stesso:

Il dialogo euristico non è servito (serve/servirà) solo a verificare/valutare ciò che la classe sa già, ma a costruire le condizioni perché emerga ciò che ancora non ha un nome preciso. Tenere questa trascrizione sul quaderno significa dare alla parola parlata, al loro ragionamento condiviso, lo stesso statuto di un dato sperimentale: è attraverso lo scontro tra intuizioni, smentite e rilanci che il dato grezzo dei taccuini si è trasformato in problema scientifico, rendendo necessaria una schematizzazione salda nell’esperienza e non sospesa nell’astrazione.

È in questo scarto che il dialogo diventa anche un formidabile esercizio di metacognizione: bambine e bambini non si limitano a osservare la natura, ma cominciano a osservare il modo in cui la pensano, smascherando i propri automatismi percettivi e i limiti dello sguardo. Capiscono che ciò che registriamo non è la realtà nuda e cruda, ma il riflesso di come siamo fatti e di ciò a cui siamo abituati a prestare attenzione.

Niente di insormontabile, comunque. Come ha tagliato corto M alla fine, con l’incrollabile pragmatismo dei sette anni: «Bisogna allenarsi». E noi, taccuini alla mano, abbiamo ogni intenzione di continuare i nostri esercizi.

Hai appena letto “Bisogna allenarsi”: è una delle vie di Oltreluci, un percorso realizzato in classe.

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sono Chiara

lavoro come maestra nella scuola primaria

benvenutə tra le oltreluci, luogo di pensieri e racconti di scuola

le oltreluci accendono l’immaginazione e l’amore per la scoperta, aprono spazi sconfinati di pensiero poetico e critico, intrecciano le arti ad ogni sapere, che si fa così creazione e trasformazione

le oltreluci sono quei bagliori di senso che possono guidare noi maestrɜ oltre le consuetudini, alla ricerca di pensieri e percorsi che espandono e ridisegnano ogni nostro già detto, già fatto, già pensato

le oltreluci sono scintille che abitano i diversi modi di sentire, pensare e conoscere: se riusciamo a vederle, allora possiamo accompagnare a brillare ogni unicità; sono piccoli segnali luminosi a ricordarci che siamo in ogni momento in cammino verso un miglioramento, di qualsiasi entità

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